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Economia & Lavoro

Friuli-Venezia Giulia, salari sempre più bassi e lavoratori anziani: il report che preoccupa la Cgil

Report Cgil Fvg 2025: salari in calo, crisi demografica e aumento del lavoro precario in regione

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Operaio ( © Depositphotos )

Il Friuli-Venezia Giulia continua a mostrare numeri occupazionali apparentemente solidi, ma dietro la stabilità si nasconde una crisi profonda che rischia di compromettere il futuro economico e sociale della regione. È questo il quadro tracciato dal report sull’occupazione e sul mercato del lavoro regionale presentato a Udine dalla Cgil Fvg insieme all’Ires Fvg.

I dati raccontano una realtà fatta di salari erosi dall’inflazione, forza lavoro sempre più anziana, precarietà in aumento e giovani che lasciano il territorio. Un equilibrio che regge solo in superficie, mentre si intensificano le difficoltà strutturali del sistema produttivo regionale.

Tra il 2019 e il 2024 i salari reali dei lavoratori dipendenti in Friuli-Venezia Giulia sono diminuiti del 5,8%, mentre gli occupati over 50 hanno superato il 43% del totale. Gli under 30, invece, rappresentano appena il 6,7% della forza lavoro.

Occupazione stabile, ma il motore rallenta

Nel 2025 il numero degli occupati si mantiene stabile a quota 527.600, circa 20 mila in più rispetto al periodo pre-pandemia. Anche il tasso di occupazione continua a crescere, raggiungendo il 69,4%, mentre la disoccupazione si attesta al 4,6%, uno dei dati più bassi degli ultimi anni.

Ma il rallentamento del mercato del lavoro è già evidente. Nei primi nove mesi dell’anno le assunzioni nel settore privato sono diminuite del 2,1%, con un calo che interessa quasi tutte le tipologie contrattuali:

  • -4% i contratti a tempo indeterminato
  • -3,6% quelli a termine
  • -10,3% l’apprendistato

Numeri che, secondo il sindacato, rappresentano il primo segnale di una frenata più ampia.

“Preoccupano le dinamiche demografiche, aggravate dall’esodo dei giovani, ma anche la perdita del potere d’acquisto e i segnali di crisi che incombono sul manifatturiero”, ha spiegato il segretario generale della Cgil Fvg Michele Piga, citando in particolare la vicenda Electrolux e le difficoltà diffuse nel comparto industriale.

Il vero crollo è quello degli stipendi

Il tema centrale del report riguarda la perdita di reddito delle famiglie lavoratrici. L’impennata dell’inflazione tra il 2022 e il 2023, non compensata dai rinnovi contrattuali, ha provocato una drastica erosione del potere d’acquisto.

A questo si aggiunge una crescente frammentazione del lavoro, con il peso sempre maggiore di contratti precari, part time involontari e fenomeni di dumping contrattuale, soprattutto nel turismo e nel terziario.

Le differenze salariali tra i settori sono enormi:

  • nella ristorazione la retribuzione media annua lorda si ferma a 11.300 euro;
  • nell’industria supera invece i 33 mila euro.

Restano pesantissimi anche i divari sociali:

  • le donne guadagnano mediamente un terzo in meno degli uomini;
  • i lavoratori extracomunitari percepiscono stipendi inferiori di oltre il 30% rispetto ai cittadini comunitari.

Una regione sempre più vecchia

L’altro grande tema che emerge dal report è quello demografico. Secondo le elaborazioni illustrate dal ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo, nei prossimi 25 anni la popolazione regionale nella fascia tra i 15 e i 64 anni potrebbe diminuire di quasi 120 mila persone.

Il problema non riguarda soltanto la natalità in calo, ma anche la continua emigrazione di giovani qualificati verso altre regioni o all’estero. Nemmeno l’aumento dei flussi migratori, secondo lo studio, sarebbe sufficiente a compensare il fenomeno.

La fascia tra i 30 e i 49 anni — quella considerata più produttiva e strategica per il sistema economico — continua infatti a restringersi, mettendo in difficoltà imprese e servizi pubblici nel reperimento di personale.

Precariato e lavoro discontinuo in aumento

Il report evidenzia anche la crescita delle forme di lavoro atipico. Se il lavoro somministrato mostra una lieve frenata, aumenta invece lo staff leasing, che nel 2024 ha raggiunto 5.200 addetti, pari al 17,9% del totale.

I lavoratori intermittenti sfiorano ormai quota 20 mila, soprattutto nei settori di commercio, turismo e ristorazione. Cresce anche il lavoro stagionale, che nel luglio 2024 ha toccato gli 11 mila occupati.

Un mercato del lavoro sempre più frammentato, caratterizzato da occupazioni discontinue e redditi spesso insufficienti.

Pubblica amministrazione: metà dei dipendenti ha più di 50 anni

L’invecchiamento della forza lavoro colpisce in modo particolarmente evidente anche il settore pubblico. In Friuli-Venezia Giulia quasi un dipendente pubblico su due ha più di 50 anni.

Su circa 90 mila addetti, gli under 30 restano fermi al 6,7%, mentre il lavoro precario cresce soprattutto nella scuola, dove supera il 30% degli occupati.

Anche qui persistono forti squilibri salariali di genere: le donne, che rappresentano il 60% del pubblico impiego regionale, guadagnano mediamente il 24% in meno degli uomini.

La paura di una nuova crisi industriale

Accanto ai problemi strutturali del lavoro, la Cgil guarda con forte preoccupazione anche alla situazione industriale regionale. Oltre alla crisi Electrolux e all’impasse di StarTech, il sindacato segnala rallentamenti nell’edilizia, nel legno e nella meccanica.

Per Piga servono con urgenza politiche industriali regionali e nazionali capaci di sostenere il manifatturiero, considerato ancora il principale motore di sviluppo, occupazione e reddito del Friuli-Venezia Giulia.

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