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Rocca Bernarda: degustazioni, emozioni e tempeste di giovinezza a ponente nel resoconto di Cantine Aperte

Il viaggio di domenica tra i segreti dei Cavalieri di Malta, l’incontro con il direttore Edoardo Caprara e il misticismo di un tramonto da… fine del mondo

Massi Boscarol

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Rocca Bernarda, protagonista della domenica di Cantine Aperte 2026

IPPLIS DI PREMARIACCO – Ci sono tramonti che non si dimenticano, capaci di restare impressi nella memoria come una tela d’autore, che sfidano l’orizzonte, tingendo il cielo di sfumature drammatiche e cariche di una bellezza struggente. Ci sono tramonti che, visti dalla terrazza monumentale di Rocca Bernarda, si trasformano in un’esperienza mistica, dove il tempo si ferma per lasciare spazio all’assoluto.

La domenica di Cantine Aperte si è consumata così, in un perfetto equilibrio tra il fascino eterno della storia e l’energia vibrante di una giornata straordinaria. A fare da custodi a questo tempio laico dell’enologia regionale, i monumenti naturali di sempre: le viti, i cipressi secolari e soprattutto quel tentacolare glicine settecentesco che, indifferente allo scorrere dei secoli, continua a dare il suo benvenuto profumato a chiunque varchi la soglia della prima villa rinascimentale a quattro torri del Friuli Venezia Giulia.

Il numero di persone giuste – già perchè la rocca è avulsa al concetto di ressa – ha riempito il giardino interno, ma è stato passeggiando nel parco che si è avvertito il vero magnetismo del luogo. Camminando tra i sentieri, lo sguardo si posa inevitabilmente sulle antiche statue di pietra, figure silenziose che paiono nascoste tra la fitta vegetazione a guisa di vedette senza tempo, testimoni muti di passaggi di proprietà, guerre e segreti.

E poi l’incontro che ha illuminato la giornata, con Edoardo Caprara, il giovane e brillante direttore di Rocca Bernarda. Un uomo che incarna perfettamente la nuova linfa di questa tenuta, consapevole della portata e della magnificenza del luogo che sta dirigendo per conto dei Cavalieri di Malta. Nel suo racconto, la gestione di questo gioiello friulano si intreccia idealmente con le altre bellezze dell’Ordine, rimpallando suggestioni e dinamiche tra Castel Magione in Umbria e la splendida tenuta nel veronese.

“Guarda questo…” indica ad un certo punto, puntando con precisione il muro di fronte all’ingresso principale della rocca. Lo sguardo cade su un rosone di fori da pallini da caccia, stampati indelebilmente sull’intonaco. Il volto del direttore si fa sorpreso e al contempo orgoglioso: è il quello di chi sa di dirigere un luogo che trasuda storia da ogni millimetro della sua parete, dove persino un segno apparentemente minore diventa il capitolo di un romanzo plurisecolare. Una responsabilità enorme, affrontata però con una grazia d’altri tempi. “Lavoro col sorriso,” confessa Caprara, svelando l’anima della sua missione, “il silenzio e la pace che respiro dal mio ufficio sono uno stimolo a migliorarsi ogni giorno. È un privilegio, ma anche un grande senso di responsabilità!”

Rocca Bernarda, del resto, non è una cantina come le altre. È uno scrigno di rarità dove viene custodita gelosamente la bottiglia di Picolit della storia, una sorta di Santo Graal enologico che i turisti da tutta Europa vengono ad ammirare, fermandosi per osservarla in un attimo di autentico e religioso silenzio. È il luogo dove si sussurra de L’Ippolito, il vino battuto all’asta che accende i desideri dei più raffinati collezionisti.

Momento clou della giornata sulla meravigliosa e unica terrazza che dai Colli Orientali si estende come una vista infinita sul resto del mondo. Rigorosamente esposta a ponente, in un festivo sospeso nel tempo, ha accolto gruppi di giovani di tutte le nazionalità, uniti da una babele di lingue e dalla medesima meraviglia. Li vedevi lì, con il calice in mano, a godersi un panorama che porteranno per sempre a casa loro, custodito nel cuore assieme ai gradi calorosi del meraviglioso Centis. Sullo sfondo, una minacciosa tempesta estiva pareva caricare il cielo di nuvole nere e riflessi metallici: un temporale che non arriverà mai, ma che ha regalato una scenografia naturale incredibilmente chic, perfetta per coronare l’estetica di un pomeriggio indimenticabile.

Prima dei saluti, mentre le ombre della sera iniziavano a confondere i contorni delle quattro torri, un’ultima riflessione al direttore su questo viaggio tra passato e futuro. “Vino, sì… storia, sì… segreti… sì, misteri… sì” ci ha confidato, concedendosi una breve pausa drammatica, accompagnata da un sorriso complice. Poi, guardando la sua abbracciata dalla luce del crepuscolo, ha concluso: “Ma sopra ogni cosa… Rocca Bernarda è emozioni!”

Le statue di Rocca Bernarda, figure silenziose che paiono nascoste tra la vegetazione a guisa di vedette senza tempo, testimoni muti di passaggi di proprietà, guerre e segreti

Le statue di Rocca Bernarda, figure silenziose che paiono nascoste tra la vegetazione a guisa di vedette senza tempo, testimoni muti di passaggi di proprietà, guerre e segreti

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