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Mirabilia 2026, oltre 500 operatori a Udine per promuovere turismo e agroalimentare

Mirabilia 2026 porta a Udine oltre 500 operatori tra buyer mondiali e imprese italiane. Al centro turismo culturale, agroalimentare, siti Unesco, intelligenza artificiale e saper fare

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Il gruppo di relatori di Mirabilia 2026
Il gruppo di relatori di Mirabilia 2026

Udine diventa laboratorio nazionale del turismo culturale e dell’agroalimentare, mettendo in dialogo intelligenza artificiale, patrimonio Unesco, cucina italiana, artigianato e promozione internazionale. Si è aperta ieri, martedì 16 giugno, a Udine Esposizioni, la XIV Borsa Internazionale Mirabilia, appuntamento che porta nel cuore del Friuli oltre 500 operatori, tra buyer mondiali, imprese turistiche e realtà dell’agroalimentare italiano.

Gli incontri B2B al padiglione 6 proseguono anche oggi, mercoledì 17 giugno, fino al pomeriggio, con l’obiettivo di creare nuove occasioni commerciali per più di 300 eccellenze imprenditoriali italiane e oltre 100 buyer internazionali. Al centro dell’evento c’è una visione chiara: usare la tecnologia per raccontare meglio i territori, senza snaturarne identità, memoria e autenticità.

Udine al centro della promozione turistica e culturale

Mirabilia 2026 è organizzata in Friuli-Venezia Giulia dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine, con il coordinamento di Isnart, insieme a Unioncamere e con la collaborazione di PromoTurismoFVG. L’edizione udinese ha scelto di guardare al futuro del turismo partendo da una domanda decisiva: come possono i territori ricchi di storia, arte e tradizione parlare alle nuove generazioni?

La risposta emersa dal convegno inaugurale, moderato dalla giornalista e conduttrice Tessa Gelisio, è che il digitale può diventare una leva potentissima, ma solo se resta al servizio dell’esperienza umana. Non una tecnologia che sostituisce il viaggio, dunque, ma uno strumento capace di prepararlo, personalizzarlo e renderlo più consapevole.

Il presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine, Giovanni Da Pozzo, ha sottolineato la necessità di tenere insieme innovazione e centralità della persona: le nuove tecnologie, ha spiegato, sono fondamentali se inserite in un percorso capace di far apprezzare alle nuove generazioni la ricchezza culturale e produttiva dei territori.

Giovanni Da Pozzo durante il suo intervento a Mirabilia 2026

Giovanni Da Pozzo durante il suo intervento a Mirabilia 2026

Intelligenza artificiale e siti Unesco, una nuova narrazione del patrimonio

Uno dei temi più forti dell’apertura di Mirabilia è stato il rapporto tra intelligenza artificiale e siti Unesco. La tecnologia, è emerso, può diventare una forma di “pre-narrazione” del viaggio: un modo per accompagnare il visitatore prima ancora dell’arrivo, fornendo contesto, suggestioni, percorsi e contenuti su misura.

Nel caso del Friuli-Venezia Giulia, il discorso riguarda direttamente luoghi simbolo come Aquileia e le aree naturalistiche di grande valore. Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia, ha evidenziato come realtà virtuale e strumenti digitali siano ormai indispensabili per comunicare con i turisti del futuro, soprattutto in una prospettiva internazionale.

La riflessione è stata arricchita anche dal contributo di Doris Zaccaria di The Vortex, che ha richiamato l’attenzione sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte dei Millennial per programmare i propri viaggi. Un cambiamento che impone agli operatori turistici di mappare meglio risorse, esperienze e contenuti, rendendoli accessibili e riconoscibili anche nei nuovi ambienti digitali.

Ma la tecnologia, è stato ribadito, non deve sostituire la verità dei luoghi. Graziano Danelin, direttore del Parco delle Dolomiti Friulane, ha ricordato che l’autenticità del territorio resta uno degli elementi decisivi della promozione turistica, anche in un’ottica di tutela per le generazioni future.

Il digitale deve avere cultura, non solo strumenti

Il confronto sull’intelligenza artificiale ha posto anche una questione di metodo. La tecnologia non è neutra e non basta saperla usare: occorre comprenderla, governarla e inserirla dentro una visione culturale.

A ricordarlo è stato Andrea Granelli, presidente di Kanso, che ha definito l’intelligenza artificiale un vero “pharmacon”, termine greco che significa insieme farmaco e veleno. Il messaggio è chiaro: l’AI può aiutare il turismo a crescere, ma senza competenze umanistiche e capacità critica rischia di diventare uno strumento povero, incapace di restituire la complessità dei patrimoni culturali.

È proprio qui che Mirabilia 2026 prova a indicare una strada: dare un’anima digitale alla storia, facendo dialogare algoritmi, narrazione, memoria e qualità dell’esperienza turistica.

Cucina italiana, patrimonio e motore economico

Accanto ai siti Unesco e all’innovazione digitale, Mirabilia ha acceso i riflettori sulla cucina italiana come patrimonio immateriale e driver economico. Un tema centrale per un evento che unisce turismo culturale e agroalimentare, due pilastri dell’immagine dell’Italia nel mondo.

In collegamento video, Maddalena Fossati Dondero, direttrice di La Cucina Italiana, ha descritto il percorso di riconoscimento della cucina italiana come una sorta di “carezza d’autostima” per il Paese, capace di spingere istituzioni, imprese e territori a fare sistema.

Il presidente dell’Agenzia Ice, Matteo Zoppas, ha inquadrato il valore economico del settore ricordando che l’export italiano complessivo vale 643 miliardi di euro, di cui 72 miliardi riconducibili all’agroalimentare. Numeri che spiegano perché la reputazione della cucina italiana nel mondo non sia solo un elemento identitario, ma anche una leva concreta per le imprese.

Il riconoscimento internazionale, ha evidenziato Zoppas, può diventare uno strumento operativo per vendere di più, consolidare l’export e posizionare i prodotti su fasce di valore più alte, coerenti con la qualità oggettiva della tradizione gastronomica italiana.

Il “bello ben fatto” incontra i mercati mondiali

Mirabilia 2026 mette in scena quella che più volte è stata definita la forza del “bello ben fatto” italiano: patrimonio culturale, paesaggi, cucina, artigianato, manifattura di qualità e capacità di accoglienza. Tutti elementi che, se messi in rete, possono trasformarsi in una piattaforma di crescita economica.

Il giornalista e gastronomo Fabrizio Nonis ha richiamato l’importanza di trasmettere ai giovani il valore dei mestieri legati al cibo, invitandoli a tornare ad amare professioni che custodiscono cultura, manualità e futuro. Matteo Zilocchi di Promos Italia ha invece indicato nell’“incontro” la parola chiave: la cucina italiana porta con sé una storia e una reputazione che precedono i prodotti sui mercati internazionali.

In questo quadro, gli incontri d’affari che proseguono oggi a Udine Esposizioni rappresentano il cuore operativo della manifestazione: non solo vetrina, ma occasione concreta di relazione tra imprese italiane e buyer esteri.

Il saper fare come soft power del Friuli e dell’Italia

Un altro asse forte del convegno è stato il valore dei mestieri d’arte e dell’artigianato evoluto. L’obiettivo, è stato detto, è superare l’idea dell’artigianato come settore fragile o residuale, per riconoscerlo invece come ambito di innovazione, impresa e identità.

Paolo Colombo, dell’Università Cattolica, ha invitato a uscire dalla visione dell’artigianato come “panda” in via d’estinzione, guardando piuttosto ai mestieri di frontiera e a ciò che ancora non si vede ma può generare nuovo valore.

Sulla stessa linea Alessandro Rinaldi, vicedirettore del Centro Studi Tagliacarne, ha ribadito che la cultura è economia e che investire nella cultura significa investire nel futuro e nei giovani. Chi vive l’Italia, ha spiegato, finisce poi per “comprare” l’Italia: un concetto che lega esperienza turistica, reputazione e consumi.

Dagli scarpets di Tolmezzo al sostegno regionale all’artigianato

Il modello Friuli è emerso con forza anche attraverso il progetto degli scarpets, le tradizionali calzature friulane raccontate da Aurelia Bubisutti, direttrice del Museo Gortani di Tolmezzo. Un’arte che rischiava di andare perduta ha trovato nuova vita grazie all’interesse di tante persone desiderose di imparare e trasformare un sapere antico in possibile attività d’impresa.

A sostegno di questi percorsi, Massimo Giordano della Regione Friuli-Venezia Giulia ha ricordato l’impegno istituzionale verso il comparto, sottolineando che negli ultimi sette anni gli aiuti regionali all’artigianato sono triplicati. Un segnale che conferma la volontà di accompagnare il saper fare verso nuove prospettive economiche, evitando che rimanga soltanto testimonianza culturale.

Bini: «Il Friuli-Venezia Giulia ombelico del mondo»

Le conclusioni politiche della giornata inaugurale sono state affidate all’assessore regionale al Turismo e alle Attività produttive Sergio Emidio Bini, che ha rivendicato il ruolo assunto dal Friuli-Venezia Giulia nello scenario della promozione turistica e culturale.

«La nostra regione è tornata a essere l’ombelico del mondo per la promozione turistica e culturale», ha dichiarato Bini, insistendo sulla necessità di superare localismi e divisioni. Il messaggio è netto: senza squadra non si va lontano. Una visione che attraversa tutta Mirabilia, fondata sulla collaborazione tra istituzioni, sistema camerale, imprese, territori e operatori internazionali.

Sergio Emidio Bini durante il suo intervento a Mirabilia 2026

Sergio Emidio Bini durante il suo intervento a Mirabilia 2026

Udine passa il testimone a Bari per il 2027

La giornata di apertura si è chiusa con il passaggio del testimone alla Camera di Commercio di Bari, che ospiterà l’edizione 2027. Da Pozzo ha consegnato ai relatori la moneta di Jacopo Linussio, simbolo della Camera di Commercio Pordenone-Udine, definendo Udine un laboratorio dell’economia della bellezza.

Intanto, oggi, mercoledì 17 giugno, Mirabilia continua con gli incontri B2B tra seller italiani e buyer provenienti dai principali mercati mondiali. È qui che le parole del convegno diventano relazioni, contratti, promozione e nuove opportunità. Per il Friuli-Venezia Giulia, l’appuntamento rappresenta una vetrina internazionale, ma anche una prova concreta di sistema: turismo, cultura, agroalimentare, artigianato e innovazione possono crescere davvero solo se camminano insieme.

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