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Case della Comunità, il Friuli-Venezia Giulia centra il target Pnrr con 23 strutture attivate
Raggiunto il target Pnrr: attivate 23 Case della Comunità per rafforzare la sanità territoriale in Friuli-Venezia Giulia
Il percorso della sanità territoriale in Friuli-Venezia Giulia entra in una fase decisiva. La Regione ha infatti raggiunto il target previsto dal Pnrr per l’attivazione delle 23 Case della Comunità, un risultato definito importante dall’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, intervenuto nei giorni scorsi all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine per la presentazione dei dati relativi all’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale.
Secondo Riccardi, l’obiettivo è stato centrato “pur nella complessità” e rappresenta il passaggio da un progetto discusso per anni a una rete concreta di presidi territoriali. Dopo Udine, la Regione presenterà anche i dati relativi agli altri territori, da Trieste e Gorizia fino a Pordenone, con l’obiettivo di raccontare lo stato di avanzamento della Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Oltre 40 milioni di investimenti tra Pnrr e fondi regionali
Il modello delle Case della Comunità nasce come punto di accesso fisico e di prossimità al sistema sanitario, in linea con quanto previsto dal Decreto ministeriale 77 del 2022. Nel territorio di Asufc l’investimento complessivo ammonta a 40.166.851 euro.
Di questa cifra, 16.383.345 euro arrivano dai fondi Pnrr, mentre la Regione Friuli-Venezia Giulia ha garantito un cofinanziamento superiore, pari a 23.783.506 euro. Le risorse sono destinate agli interventi edili e impiantistici, ma anche all’acquisto di attrezzature biomediche, dotazioni informatiche, arredi e strumenti operativi necessari per rendere effettivi i nuovi servizi.
Per Riccardi si tratta di una scelta precisa: “Oltre la metà delle risorse è stata messa in campo dalla Regione attraverso il proprio bilancio”, ha sottolineato, parlando di una decisione politica forte a sostegno della sanità di prossimità.
La rete: da Udine a Latisana, passando per montagna e Bassa friulana
La rete delle Case della Comunità si articola secondo il modello hub e spoke, con una distribuzione capillare sul territorio. I nodi interessati comprendono Udine, Tarvisio, Tolmezzo, Gemona del Friuli, Tarcento, San Daniele del Friuli, Cividale del Friuli, Codroipo, Palmanova, Cervignano del Friuli e Latisana.
Proprio per Latisana, il direttore generale di Asufc Denis Caporale ha indicato l’apertura nei primi mesi del 2027. Il quadro delineato punta quindi a un sistema capace di tenere insieme città, aree interne, montagna e territori più periferici, con l’obiettivo di ridurre la distanza tra cittadino e servizi sanitari.
I primi dati: migliaia di accessi e forte domanda di servizi
I dati dei primi sei mesi di attività, rilevati tra dicembre 2025 e maggio 2026, confermano una domanda elevata. Gli Ambulatori di Cure Primarie hanno registrato picchi di oltre 4.000 accessi diurni a Udine e Cividale.
Particolarmente significativo anche il dato relativo alla continuità assistenziale notturna e festiva: nel solo capoluogo friulano sono stati gestiti 11.199 contatti. Numeri che, secondo la Regione, dimostrano il ruolo strategico di questi presidi nel rispondere ai bisogni di salute fuori dai tradizionali percorsi ospedalieri.
Il cuore della riforma è proprio questo: spostare una parte della risposta sanitaria più vicino alle persone, rafforzando le cure primarie, l’accesso ai servizi e la capacità di intercettare i bisogni prima che diventino emergenze.
Medici, cure primarie e continuità assistenziale
Per garantire l’operatività medica h24, l’amministrazione ha attivato una strategia su più livelli. Sono previsti medici a tempo determinato e indeterminato, contratti libero professionali e procedure di coprogettazione.
Sono inoltre in fase di attivazione nuove misure, tra cui bandi specifici per medici pensionati da destinare alle Cure Primarie. Un passaggio che si inserisce in una fase delicata per tutto il sistema sanitario, chiamato a fronteggiare carenza di professionisti, aumento dei bisogni e maggiore complessità delle domande di assistenza.
Riccardi ha indicato la medicina generale come uno dei pilastri del nuovo modello: i medici di famiglia, anche alla luce dell’accordo sottoscritto e degli strumenti varati dal Governo, sono chiamati a popolare progressivamente queste strutture, contribuendo a una presa in carico più vicina e appropriata.
Terzo settore e welfare comunitario
Le Case della Comunità non sono pensate solo come luoghi di erogazione di prestazioni sanitarie. Oltre ai servizi obbligatori, come il Punto Unico di Accesso, l’assistenza domiciliare e i servizi infermieristici, il modello punta anche sulla sussidiarietà orizzontale e sulla collaborazione con gli Enti del Terzo Settore.
L’obiettivo è rafforzare il welfare comunitario, offrendo supporto ai caregiver, servizi di accompagnamento per anziani e persone fragili e strumenti capaci di integrare la componente sanitaria con quella sociale. In questa prospettiva, la Casa della Comunità diventa un presidio in cui la presa in carico della persona non si limita alla singola prestazione, ma considera anche il contesto familiare, sociale e territoriale.
“Non è una celebrazione, ma l’inizio di un percorso lungo”
Riccardi ha respinto l’idea che la presentazione dei dati sia una celebrazione. “Abbiamo fatto il nostro lavoro con impegno e fatica”, ha spiegato, riconoscendo che la perfezione non esiste e che ci saranno ancora criticità da affrontare.
Il punto, secondo l’assessore, è avere imboccato una direzione concreta. “Molti sostenevano che non saremmo stati in grado di centrare il target, che avremmo perso i fondi Pnrr”, ha ricordato. Il risultato raggiunto, ha aggiunto, dimostra invece che il sistema regionale è riuscito a rispettare gli obiettivi, pur dentro una fase complessa.
L’assessore ha anche richiamato il tema dell’inappropriatezza, definendola uno dei principali nemici da sconfiggere. Una parte decisiva della sfida, ha evidenziato, si gioca proprio nelle cure primarie e nella capacità di orientare correttamente i cittadini verso il servizio più adatto.
Il ruolo del numero 116117 e delle Centrali operative territoriali
Tra gli strumenti centrali della riforma Riccardi ha citato il numero 116117, pensato per orientare i cittadini e accompagnarli nell’accesso ai servizi. Per l’assessore si tratta di una delle risposte più importanti davanti alla crescente complessità dei bisogni sanitari.
Accanto al numero unico, un ruolo fondamentale è svolto dalle Centrali operative territoriali, strutture spesso poco visibili al cittadino ma decisive per gli operatori. Sono luoghi in cui i professionisti dialogano, intercettano bisogni, correggono percorsi e assumono decisioni. Un lavoro silenzioso, ha spiegato Riccardi, ma essenziale per far funzionare la sanità territoriale.
Prossimi passi
Dopo il raggiungimento del target Pnrr, la Regione guarda alla fase successiva. Riccardi ha parlato della fine di una prima tappa di un percorso “molto lungo”, che richiederà lavoro continuo, aggiustamenti e coinvolgimento del territorio.
I prossimi interlocutori saranno sindaci, assessori, consiglieri comunali, Terzo settore, categorie economiche e sociali, organizzazioni sindacali. L’obiettivo è spiegare non solo quanto è stato fatto, ma soprattutto a che cosa serve questa trasformazione.
La sfida, per il Friuli-Venezia Giulia, sarà rendere le Case della Comunità sempre più riconoscibili e utilizzate dai cittadini, trasformando un target amministrativo in un cambiamento reale nella vita quotidiana delle persone.
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