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Sanità territoriale, Asugi centra gli obiettivi Pnrr e Dm77

Asugi raggiunge i target Dm77 e Pnrr con sette Case della comunità attive tra Trieste e Isontino. Quasi 12mila interventi già effettuati e il 95% dei casi risolto nelle Cure primarie

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Un momento della conferenza stampa di Asugi sui primi risultati dell'attuazione delle Case della comunità
Un momento della conferenza stampa di Asugi sui primi risultati dell'attuazione delle Case della comunità

Le Case della comunità dell’Asugi hanno raggiunto gli obiettivi previsti dal Dm77 e dal Pnrr, segnando un passaggio significativo nel rafforzamento della sanità territoriale in Friuli-Venezia Giulia. Il risultato è stato presentato a Trieste nel corso della conferenza stampa organizzata dall’Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina, alla presenza dell’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi.

Al centro del nuovo modello organizzativo ci sono sette Case della comunità attivate tra Gorizia, Cormons, Monfalcone, Grado, Trieste e Muggia, con l’obiettivo di avvicinare i servizi sanitari ai cittadini, ridurre gli accessi impropri ai Pronto soccorso e potenziare l’assistenza domiciliare.

Un investimento da 84 milioni per la sanità territoriale

Il percorso realizzato da Asugi si inserisce nel quadro del Dm77/2022, il decreto che definisce i nuovi standard dell’assistenza territoriale, e della Missione 6 del Pnrr, dedicata alla salute. Complessivamente, il programma ha potuto contare su 84 milioni di euro, tra risorse del Pnrr e fondi regionali.

Gli interventi hanno riguardato sia la riqualificazione di edifici esistenti, sia la realizzazione di nuove strutture. Le Case della comunità attivate si trovano a Gorizia, Cormons, Monfalcone, Grado, Trieste, nelle sedi dell’Ospedale Maggiore e di via Sai, e a Muggia.

Una rete diffusa che punta a rendere più accessibile la presa in carico dei cittadini, soprattutto in una fase in cui l’invecchiamento della popolazione e la crescita dei bisogni cronici richiedono risposte più vicine al territorio.

Riccardi: “Una risposta concreta ai bisogni dei cittadini”

Secondo l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, il raggiungimento degli obiettivi non rappresenta soltanto un traguardo infrastrutturale. È, soprattutto, il segnale di un cambiamento nel modo in cui il sistema sanitario organizza la risposta ai bisogni delle persone.

“Il raggiungimento degli obiettivi del Dm77 e del Pnrr da parte di Asugi non è solo un traguardo strutturale, ma una risposta concreta per ridurre l’inappropriatezza degli accessi ai Pronto soccorso e migliorare l’assistenza domiciliare, ha sottolineato Riccardi.

L’assessore ha evidenziato anche l’efficacia del nuovo modello organizzativo, capace di gestire in pochi mesi un numero rilevante di richieste e di intercettare un crescente gradimento da parte dei cittadini.

I primi dati: quasi 12mila interventi nelle strutture territoriali

Nel corso dell’incontro sono stati illustrati i primi numeri relativi all’attività delle Case della comunità dalla loro attivazione. I dati confermano il ruolo crescente delle strutture territoriali nella gestione dei bisogni sanitari.

Il Punto unico di accesso della struttura hub dell’Ospedale Maggiore di Trieste ha gestito 489 casi nei primi mesi del 2026. L’ambulatorio infermieristico ha seguito 1.078 utenti, mentre l’ambulatorio di Cure primarie ha preso in carico 4.938 casi.

Particolarmente significativo il dato sull’efficacia della presa in carico: il 95% delle situazioni è stato risolto senza necessità di ricorrere ad altri servizi. Un elemento che indica la capacità delle Case della comunità di dare risposte dirette e appropriate, evitando percorsi sanitari più complessi quando non necessari.

Nel periodo considerato sono stati effettuati complessivamente 11.888 interventi all’interno dei servizi delle strutture territoriali: 8.954 nell’area giuliana e 2.034 nell’area isontina.

Meno pressione sui Pronto soccorso

Uno degli obiettivi principali del nuovo assetto è alleggerire il carico sui Pronto soccorso, spesso chiamati a rispondere anche a bisogni che potrebbero trovare una soluzione più adeguata nella medicina territoriale.

Per Riccardi, l’importanza dei dati presentati sta proprio nella loro capacità di fotografare “l’alleggerimento del carico che grava troppo spesso sui Pronto soccorso” e una “migliore appropriatezza degli accessi rispetto ai nuovi bisogni di salute”.

La direzione indicata dalla Regione è quella di consolidare un sistema in cui il cittadino possa trovare, vicino a casa, servizi di orientamento, assistenza infermieristica, cure primarie e presa in carico integrata, senza dover ricorrere automaticamente all’ospedale.

Il ruolo dell’assistenza domiciliare e della prevenzione

Le Case della comunità non sono pensate soltanto come nuove sedi fisiche, ma come snodi territoriali capaci di collegare medicina generale, servizi infermieristici, assistenza domiciliare, specialistica e percorsi sociali.

In questo senso, il modello previsto dal Dm77 punta a rafforzare la capacità del sistema sanitario di intervenire prima che i problemi diventino emergenze. La presa in carico precoce, il monitoraggio dei pazienti fragili e la continuità assistenziale rappresentano elementi centrali per affrontare la crescita delle patologie croniche e dei bisogni legati all’età.

Riccardi ha inoltre richiamato la necessità di proseguire con l’alfabetizzazione dei cittadini, affinché le persone conoscano meglio il funzionamento delle Case della comunità e sappiano quando e come rivolgersi ai nuovi servizi.

Alleanza con Comuni e Terzo settore

Il consolidamento della sanità territoriale richiede anche una collaborazione sempre più stretta con enti locali e Terzo settore. L’assessore Riccardi ha sottolineato l’importanza di integrare i servizi sanitari con quelli sociali, costruendo una risposta più completa alle esigenze delle comunità.

La sfida, soprattutto nei territori caratterizzati da una popolazione sempre più anziana, è quella di creare una rete capace di accompagnare le persone nel tempo, riducendo frammentazioni e passaggi inutili tra servizi.

Il raggiungimento dei target da parte di Asugi rappresenta quindi un primo risultato concreto, ma anche l’avvio di una fase nuova: quella in cui le Case della comunità dovranno diventare sempre più riconoscibili, utilizzate e integrate nella vita quotidiana dei cittadini.

Un modello da consolidare

I numeri presentati a Trieste indicano che il percorso avviato sta producendo risultati misurabili. Le sette Case della comunità attive nell’area giuliano-isontina, il volume di accessi gestiti e l’elevata percentuale di casi risolti senza ricorso ad altri servizi confermano la funzione strategica della sanità territoriale.

Per il Friuli-Venezia Giulia, il completamento degli obiettivi Dm77 e Pnrr in Asugi rappresenta un tassello importante nel processo di riorganizzazione del sistema sanitario. Una trasformazione che punta a spostare il baricentro dall’ospedale al territorio, con servizi più vicini, più accessibili e più adatti ai bisogni di salute delle persone.

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