Regione FVG
Protezione civile, Riccardi: linee guida e ripresa dei gruppi sospesi
A Udine l’assessore regionale ha incontrato coordinatori, sindaci e rappresentanti di circa 80 associazioni. Al centro la nuova disciplina sulla responsabilità, le linee guida e il ritorno alle attività dei gruppi fermi dopo la vicenda di Preone
UDINE – Il 27 ottobre, nell’auditorium Comelli di Udine, l’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi ha incontrato i coordinatori dei gruppi comunali, i sindaci dei Comuni del Friuli-Venezia Giulia e i rappresentanti di circa 80 associazioni, convenzionate e non convenzionate con il sistema regionale di Protezione civile.
“Questa riunione è stata l’occasione per fare una ricognizione del lavoro svolto e riconoscere che abbiamo raggiunto un risultato tutt’altro che scontato. Oggi abbiamo strumenti che non erano affatto acquisiti e dobbiamo riconoscere il merito del percorso fatto insieme: dalla politica al volontariato, fino alla macchina organizzativa della Protezione civile. Abbiamo modificato le norme sulla sicurezza e sulla responsabilità, ma ci siamo resi conto che non era sufficiente. Abbiamo introdotto strumenti di tutela legale e una copertura integrativa rispetto alle assicurazioni, fino ad arrivare alla nuova norma sulla responsabilità penale. È stato un risultato importante, frutto del lavoro di tutti e della disponibilità che abbiamo trovato nel Governo e in Parlamento“. Riccardi ha riferito di averlo dichiarato intervenendo all’incontro.
La nuova norma esclude l’immunità e definisce la responsabilità degli operatori
“Il tema centrale è quello della responsabilità. La nuova norma – ha ribadito Riccardi – non introduce un’immunità, ma riconosce le peculiarità delle attività svolte in condizioni di emergenza e interviene sui profili di responsabilità degli operatori. Comportamenti non corretti, imperizia, negligenza e imprudenza restano aspetti di cui bisogna rispondere. Quando si verifica un fatto, possono aprirsi un procedimento e un’indagine, fino all’esito giudiziario. La tutela di chi opera nella Protezione civile non significa quindi essere esenti da responsabilità, ma avere regole che tengano conto delle condizioni concrete in cui si interviene”.
Secondo Riccardi, il risultato deve ora tradursi in indicazioni operative e in un percorso condiviso, così da consentire al sistema di proseguire le attività con maggiore certezza. L’assessore ha indicato come obiettivi le linee guida nazionali, le buone pratiche, la formazione e la preparazione degli operatori.
“Dobbiamo continuare a insistere, come abbiamo fatto per arrivare all’approvazione della norma in Parlamento, affinché il Dipartimento nazionale lavori alla definizione delle linee guida. Parallelamente, dobbiamo lavorare sulle buone pratiche, attraverso gli Stati generali e i tavoli operativi, per arrivare a un quadro chiaro e applicabile. Dobbiamo inoltre rafforzare ulteriormente le attività formative e proseguire con le misure che consentano agli operatori di essere adeguatamente preparati e attrezzati. Sono questi i temi sui quali dobbiamo concentrarci”.
Dopo Preone, Riccardi invita i gruppi sospesi a valutare il ritorno alle attività
Un passaggio dell’incontro ha riguardato la ripresa del servizio nei gruppi che, dopo la vicenda di Preone, hanno deciso di sospendere le attività. Riccardi ha richiamato la necessità di considerare sia le nuove tutele sia la tenuta complessiva del sistema regionale. “Le emergenze non si possono programmare. La nostra macchina oggi funziona, ma una parte del sistema è ancora bloccata. Rispetto le valutazioni di tutti e non intendo dire a nessuno che cosa deve fare: ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità e valutare la situazione. Oggi, però, abbiamo un quadro normativo diverso. Questo deve essere un elemento su cui riflettere”.
A sostegno dell’idea che il nuovo quadro possa aiutare anche chi è rimasto fermo, Riccardi ha riferito di aver ricevuto nel pomeriggio un messaggio da un sindaco del territorio. “Ho ricevuto un’e-mail dal sindaco di San Daniele che, dopo l’approvazione della norma, mi ha scritto di sentirsi nelle condizioni di sbloccare la situazione. È un segnale significativo. Non voglio andare oltre né forzare le decisioni di nessuno, ma lascio questa riflessione a chi è chiamato a decidere se riprendere le attività o continuare a rimanere fermo”.
Riccardi ha inoltre richiamato il ruolo della continuità del volontariato per la tenuta del sistema regionale. “Non è soltanto una questione di giornate di attività perse. La preoccupazione è che, se viene meno la partecipazione e si indebolisce la base del volontariato, nel tempo possa diventare più fragile l’intero sistema. In questi anni abbiamo fatto molto e siamo riusciti a costruire strumenti importanti. Adesso dobbiamo lavorare perché le nuove tutele si traducano in condizioni concrete per tornare a operare, nel rispetto delle regole e della sicurezza”.
Il disegno di legge 1779 introduce regole sulla colpa nelle attività di Protezione civile
Al centro dell’incontro c’era l’evoluzione delle norme su sicurezza e responsabilità nelle attività di Protezione civile. Il 21 ottobre 2026 è stato approvato il disegno di legge 1779, ancora in attesa di pubblicazione. Il provvedimento inserisce nel Codice della Protezione civile disposizioni specifiche sulla responsabilità penale colposa, riconoscendo le peculiarità delle attività svolte dai volontari e dagli altri soggetti del sistema.
La disciplina prevede che, nei casi di reato colposo commesso durante attività di Protezione civile, la punibilità sia esclusa se vengono rispettate le raccomandazioni delle linee guida nazionali o, in loro assenza, le buone pratiche del settore, purché adeguate alle specificità del caso concreto. Il volontario di Protezione civile risponde esclusivamente per colpa grave. Per le autorità e gli operatori di Protezione civile, la limitazione alla colpa grave si applica invece quando i reati avvengono in seguito a misure e interventi urgenti nella gestione dell’emergenza.
Il provvedimento si inserisce in un percorso nel quale il Friuli-Venezia Giulia ha svolto un ruolo attivo sia sulla sicurezza sia sulla tutela legale ed economica degli operatori. La normativa regionale ha previsto la copertura delle spese legali per volontari, sindaci e altri soggetti coinvolti in procedimenti connessi alle attività di Protezione civile. È inoltre previsto un contributo integrativo rispetto alle coperture assicurative per le somme dovute a titolo di risarcimento del danno e per altre spese non coperte dalle polizze.
La revisione delle responsabilità segue le modifiche al decreto legislativo 81/2008, che hanno circoscritto l’equiparazione dei volontari ai lavoratori agli obblighi di formazione, informazione, addestramento, dispositivi di protezione individuale e controllo sanitario. In caso di violazione degli obblighi sono previste specifiche sanzioni interdittive o amministrative.
La morte del volontario a Preone ha avviato il confronto sulle tutele
Il percorso normativo è stato avviato anche dopo la vicenda di Preone: il 29 luglio 2023 un volontario comunale perse la vita, travolto da una ceppaia durante un intervento su una strada forestale. Da quel fatto è nato un confronto regionale e nazionale sulla sicurezza, sulle responsabilità e sulle garanzie necessarie per chi opera nel volontariato di Protezione civile.
Nel corso dell’incontro, il direttore centrale della Protezione civile regionale, Amedeo Aristei, ha ricostruito le tappe del percorso e ha sottolineato che la nuova disciplina rappresenta il tassello conclusivo del quadro normativo avviato dopo la tragedia di Preone.
Continua a leggere le notizie di Diario FVG e segui la nostra pagina Facebook

You must be logged in to post a comment Login