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«La musica di Duke Ellington, e poi tutto il resto!»

Grandissimo successo per l’esibizione della Trieste Early Jazz Orchestra a Cervignano sulle note del Duca del jazz. L’intervista con il m.o Livio Laurenti, direttore artistico della TEJO

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foto: ©Angelo Salvin

Cervignano del Friuli – Come qualcuno ha avuto modo di dire Sanremo è un termometro non solo musicale ma soprattutto sociale della nostra cara Italia. Motivo in più per fuggire (letteralmente) da una delle sue grinfiose puntate d’apertura alla volta di un passato dorato per ascoltare le note di Duke Ellington portato in scena dalla TEJO in quel di Cervignano. E già perchè come affermava il protagonista indiscusso della nostra serata «ci sono due tipi di musica: la buona musica e tutto il resto.» E qui ci fermeremo.

Una serata, a cura di Euritmica come tutta la stagione musicale, a tutto jazz come si diceva in compagnia dell’orchestra di Trieste nata oltre dieci anni or sono e che annovera tra le sue fila musicisti da tutto il triveneto e dalla Mitteleuropa, proprio perchè la musica non ha confini, quella musica tanto meno. Abito da sera, bourbon con ghiaccio, anima da Great Gatsby, abbiamo pertanto incontrato il m.o Livio Laurenti per una piacevole chiacchierata.

L’early jazz: «non dobbiamo dimenticare che questo jazz – chiamiamolo il jazz degli albori – non nasce come musica d’elite, bensì come musica popolare, come musica innanzitutto da ballo; poi, negli anni, il jazz sarebbe diventato altro.»

Cento e ancora cento: «già, dopo cento anni questa musica mantiene intatta la propria freschezza compositiva, la sua giovialità e soprattutto – cosa che non smetterà mai di affascinarmi – il suo carattere liberatorio!» L’entusiasmo di LL.

And now, Duke: «ogni anno con la TEJO propongo un tema o un compositore diverso: siamo partiti con l’early jazz – che più early non si può – suonato con le partiture originali dell’epoca e ci tengo a dirlo perchè adesso va di moda riproporre quella musica con arrangiamenti moderni, attuali, a volte riusciti, alcuni decisamente meno;» sottolinea malcelando una certa soddisfazione il M.o «noi invece andiamo con gli originali per l’appunto, sui quali ho investito anni se non decenni di ricerche. Poi è stata la volta di Gershwin, il compositore nuyorkese per eccellenza e quest’anno è la volta di un altro mostro sacro, Duke Ellington, proprio quello di Take the A train e tante altre meravigliose melodie che sono giunte fino ai giorni nostri.»

Take the A train, proprio lei, che si porta dietro a tutta velocità l’immaginario collettivo della metro più famosa del mondo, quella che collegava Manhattan a Brooklyn ed Harlem, in quell’America sempre di corsa, che non si fermava mai, nella city che never sleep e dal vivo con le splendide voci delle altrettanto splendide 𝑆𝑜𝑝ℎ𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑎𝑡𝑒𝑑 𝑆𝑖𝑠𝑡𝑒𝑟𝑠: 𝐽𝑎𝑠𝑛𝑎 𝐺𝑜𝑟𝑛𝑖𝑘, 𝑅𝑜𝑠𝑎 𝑀𝑢𝑠𝑠𝑖𝑛, 𝑆𝑎𝑟𝑎 𝑅𝑜𝑣𝑒𝑟𝑠𝑖.

Una big-band come una big-band: «ad un certo momento da direttore d’orchestra ho deciso di passare la mano e di dedicarmi solo alla direzione artistica; il testimone è stato raccolto con grande entusiasmo e capacità da 𝑇𝑜𝑚 𝐻𝑚𝑒𝑙𝑗𝑎𝑘, straordinario musicista. Ho ritenuto opportuno fare un passo indietro, come si suol dire, perchè non volevo che la TEJO si identificasse col sig. Livio Laurenti, ma che fosse una vera e propria big-band, come quelle di una volta, che anche in futuro – tra 50, tra 100 anni – camminerà sulle proprie gambe oltre che con i propri strumenti portando avanti questa musica perchè – lasciamelo dire – è veramente bella! E scusa se non trovo aggettivi più ricercati, ma è proprio così!» La simpatia proverbiale del… direttore artistico.

Dietro la quinte: «con lo stesso principio, i membri di questa band, proprio come le big-band di quegli straordinari anni, si cambiano, si alternano, arrivano forze fresche e chi ha compiuto una parte di strada con noi riparte verso altri lidi: è giusto che nell’organico entrino componenti nuovi, che portino competenze nuove, energie nuove, una nuova freschezza e che soprattutto abbiano voglia di sporcarsi le mani: pensate che per un’ora e mezza di performance sul palco ce ne stanno almeno dieci – ma vado al ribasso – di organizzazione, sicurezza, preparazione e soprattutto per la nostra cara amica burocrazia. E non ho messo a bilancio le prove, naturalmente!»

Non significa niente, non vale niente, se non ha quello swing! Un linguaggio più che ermetico che solo i jazzisti, quelli veri, sanno capire. I don’t mean a thing – remixata, campionata, riproposta, copiata, rivisitata – ma soprattutto originale, come piace a noi, a chiudere il bis!

Lo show, il nostro show: «l’orchestra di suo porta allegria ovunque; certo questo aggancio – questo hook come dicono i nostri amici anglosassoni – con la musica dei Ruggenti Anni Venti – è suggestivo per il pubblico ma soprattutto noi portiamo, come avete visto a Cervignano, uno spettacolo a tutto tondo che comprende anche il crooner, la straordinaria voce di Paolo Venier, le coriste e i ballerini, nella fattispecie una strabiliante ballerina di tip-tap, Greta Rizzotti. E poi diciamo che è molto più facile se lavori con musicisti di grande livello come i miei – li cito tutti – 𝑁𝑒𝑣𝑖𝑜 𝑍𝑎𝑛𝑖𝑛𝑜𝑡𝑡𝑜, 𝐸𝑙𝑖𝑎𝑠 𝐹𝑎𝑐𝑐𝑖𝑜, 𝐿𝑜𝑟𝑒𝑛𝑧𝑜 𝑀𝑎𝑟𝑐𝑜𝑙𝑖𝑛𝑎, 𝑁𝑖𝑐𝑜𝑙𝑎 𝑀𝑎𝑛𝑠𝑢𝑡𝑡𝑖, 𝑅𝑜𝑏𝑒𝑟𝑡𝑜 𝑆𝑎𝑛𝑡𝑎𝑔𝑎𝑡𝑖, 𝐴𝑛𝑑𝑟𝑒𝑗 𝑆𝑡𝑟𝑒𝑘𝑒𝑙𝑗, 𝑀𝑎𝑡𝑖𝑗𝑎 𝑀𝑙𝑎𝑘𝑎𝑟, 𝐷𝑎𝑛𝑖𝑒𝑙𝑒 𝑆𝑝𝑎𝑛𝑜, 𝐺𝑖𝑢𝑙𝑖𝑜 𝑆𝑐𝑎𝑟𝑎𝑚𝑒𝑙𝑙𝑎, 𝑇𝑖𝑧𝑖𝑎𝑛𝑜 𝐵𝑜𝑙𝑒, 𝑃𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜 𝑆𝑝𝑜𝑛𝑡𝑜𝑛. E poi naturalmente ci sono io che faccio anche da presentatore, intervallando i brani con racconti inerenti la storia non solo musicale, ma anche sociale e dei costumi di quell’epoca irripetibile!»

La tourneè della TEJO continua; prossime date dal vivo

18/2 @ teatro Miotto di Spilimbergo

29/4 @ Graz, Austria; in collaborazione con il conservatorio J.J. Fux

Per info e contatti: TEJO

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