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Cala la propensione dei laureati friulani a espatriare

Indagine dell’Officina Demografia e Territorio del progetto Cantiere Friuli  

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UDINE – È in netto calo la propensione ad espatriare dei laureandi dell’Università di Udine per continuare la propria carriera universitaria o per iniziare quella lavorativa. Nel biennio 2020-2021 questa propensione si è attestata al 35,4 per cento rispetto a oltre il 40 per cento prima della pandemia, negli anni 2018-2019. Lo rivela la nuova indagine su tutti i laureandi (italiani e stranieri) condotta dall’Officina Demografia e Territorio del progetto Cantiere Friuli dell’Ateneo. Guardando ai dati trimestrali, i risultati sono ancora più significativi. Il primo trimestre del 2020, l’anno dell’inizio della diffusione del Covid, la propensione ha registrato il 33,9 per cento, mentre nel primo trimestre 2022, connotato dall’inizio della guerra in Ucraina, il dato è ulteriormente sceso al 32,1. Le analisi mostrano un calo costante: prima della pandemia la volontà di espatriare viaggiava su valori superiori al 40 per cento, nel 2020 il dato è sceso al 35,8, mentre nel 2020 e 2021 è rimasto fermo al 35,4. «L’andamento dei dati – spiega il curatore della ricerca Gian Pietro Zaccomer – segue in buona parte le questioni sia sanitarie sia geo-politiche e non potrebbe essere diverso in un mondo iperconnesso dove le nuove generazioni sono costantemente presenti in rete. Ossia ai timori della pandemia si sono aggiunti quelli di una instabilità politica alle porte dell’Unione Europea, preoccupando gli studenti e condizionando la loro volontà di lasciare il paese».

Genere e permanenza – Disaggregando il dato per genere per ogni anno considerato, le laureande risultano sempre con una minor propensione rispetto ai colleghi maschi: la media nel quinquennio 2018-2022 è 36,4 per cento per le femmine e 41,3 per i maschi, con una differenza di 4,9 punti percentuali. Tale differenziale di genere si è amplificato proprio nel 2020 con ben 7,5 punti percentuali quando la propensione per le femmine ha toccato il valore minimo, pari al 32,3 per cento. Al contrario, gli effetti di pandemia e guerra non si sono riversati sull’opinione dei laureandi riguardante la durata presunta della loro permanenza all’estero. Le oscillazioni annuali sono rimaste limitate portando a un valore complessivo del 78,4 per cento nel quinquennio 2018-2022, a favore quindi di una permanenza transitoria.

L’indagine – La somministrazione del questionario avviene per via telematica nel momento in cui lo studente deposita la propria domanda di laurea. In questo modo, nel quinquennio 2018-2022 sono stati raccolti più di 16 mila questionari. «È un caso unico nel panorama delle rilevazioni universitarie italiane – sottolinea Zaccomer –, non solo per l’elevata numerosità dei questionari, ma soprattutto perché si tratta di una rilevazione censuaria a differenza di gran parte delle altre che sono di tipo campionario».

Cantiere Friuli – «Ancora una volta Cantiere Friuli – sottolinea Mauro Pascolini, delegato dell’Ateneo per il progetto – fornisce informazioni in tempo reale che possono non solo aiutare l’Ateneo a migliorare le proprie attività come la programmazione didattica e l’inserimento nel mondo del lavoro, ma anche fornire il polso della situazione delle intenzioni dei nostri giovani che vanno ad alimentare la nuova emigrazione dal Friuli Venezia Giulia». I risultati dell’indagine sono stati presentati al secondo seminario sull’emigrazione dei giovani corregionali, “La nuova emigrazione promuove il Friuli Venezia Giulia in Europa”, che si è svolto ieri, venerdì 17 febbraio, nella Torre di Santa Maria a Udine. L’appuntamento è organizzato da Ente Friuli nel Mondo (capofila) e altre associazioni di corregionali, con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia.

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