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Udine perde 163 negozi in 13 anni: l’allarme di Confcommercio sulla desertificazione del centro

Dal 2012 al 2025 a Udine chiusi 163 negozi nel centro storico: Confcommercio lancia l’allarme sulla desertificazione commerciale

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Udine - Negozi Udine
Udine ( © Depositphotos)

Il commercio nel centro storico di Udine continua a perdere terreno. Secondo l’analisi dell’Osservatorio “Città e demografia d’impresa” realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio su dati del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne, tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi 163 negozi nel cuore della città, con un calo del 29% delle imprese commerciali.

Nel dettaglio, il numero delle attività al dettaglio in centro storico è passato da 564 nel 2012 a 401 nel 2025. Anche nelle aree fuori dal centro si registra una contrazione, seppur meno marcata: da 403 a 323 imprese (-20%), pari a 80 attività in meno.

Diversa la situazione per il settore dell’ospitalità. Alberghi, bar e ristoranti risultano sostanzialmente stabili: nel centro storico si passa da 358 attività nel 2012 a 353 nel 2025, mentre fuori dal centro si registra addirittura una lieve crescita, da 235 a 238 imprese.

Il confronto con il periodo pre-Covid

Il trend negativo appare evidente anche se si confrontano i dati più recenti con il periodo precedente alla pandemia.

Tra 2019 e 2025, infatti, il commercio al dettaglio ha registrato una perdita di 96 negozi nel centro storico (da 497 a 401) e di 33 attività nelle zone non centrali (da 356 a 323).

Nel comparto dei pubblici esercizi e della ricettività la contrazione è stata più contenuta: 20 attività in meno sia in centro sia fuori dal centro.

Il rischio desertificazione

Per Confcommercio il fenomeno non è solo economico, ma riguarda anche la qualità della vita urbana.

«La chiusura dei piccoli esercizi non ha solo un impatto economico: comporta anche un impoverimento della vita dei centri storici», sottolinea Giovanni Da Pozzo, vicepresidente nazionale di Confcommercio e presidente provinciale di Udine.

Secondo Da Pozzo, più serrande abbassate significano meno presidio delle strade, con effetti anche sulla percezione della sicurezza e sul valore degli immobili nelle aree più colpite.

Il settore del terziario resta comunque centrale per l’economia cittadina: oltre 11.500 lavoratori a Udine sono impiegati nelle aziende del commercio e dell’ospitalità. Tuttavia, le difficoltà aumentano quando manca una pianificazione urbana coerente con le dimensioni della città.

Tra le cause della crisi vengono indicati il cambiamento nelle abitudini di consumo, la crescita dell’e-commerce, il peso della burocrazia e la pressione fiscale.

Le iniziative per rilanciare il commercio

Da Pozzo evidenzia però alcuni segnali positivi. La Regione Friuli-Venezia Giulia ha avviato i Distretti del commercio per valorizzare i negozi di prossimità, mentre il Comune di Udine ha pubblicato un bando da 1,5 milioni di euro per contrastare la desertificazione commerciale.

A livello nazionale Confcommercio propone inoltre il progetto “Cities”, che punta a rafforzare le economie urbane e i servizi di prossimità attraverso un nuovo modello di sviluppo basato su sostenibilità, identità e comunità.

Tra le principali proposte alle istituzioni ci sono:

  • il riconoscimento delle imprese di prossimità come attori del governo urbano;
  • l’integrazione tra politiche economiche e urbanistiche;
  • la regolazione dell’offerta commerciale nelle aree più sensibili;
  • una gestione attiva dei locali sfitti.

Le difficoltà per chi fa impresa

La situazione resta comunque complessa anche per le imprese ancora attive.

«La riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e i cambiamenti nelle dinamiche di spesa rendono il contesto sempre più difficile», osserva Rodolfo Totolo, presidente del mandamento di Confcommercio Udine.

In attesa dell’avvio di cantieri strategici per migliorare l’attrattività della città, l’associazione continua a lavorare con le istituzioni per creare condizioni più favorevoli per fare impresa.

L’auspicio, conclude Totolo, è che l’amministrazione comunale accompagni con decisione le aziende che continuano a operare con coraggio sia nel centro storico sia nelle periferie.

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