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Udine boccia il ritorno delle Province: “Solo spreco di denaro pubblico”

Il Comune di Udine boccia la reintroduzione delle Province: Venanzi parla di spreco pubblico e riforma inefficace

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Consiglio delle Autonomie Locali - Provincie FVG
Consiglio delle Autonomie Locali

Il Comune di Udine prende posizione contro la proposta di reintrodurre le Province in Friuli-Venezia Giulia. A rappresentare l’amministrazione comunale al Consiglio delle Autonomie Locali è stato Alessandro Venanzi, che ha espresso e votato una decisa contrarietà alla riforma, definendola uno “spreco di denaro pubblico”.

Venanzi ha ricordato come nel 2014 le Province siano state abolite con un voto unanime, sottolineando che non si trattò di una scelta ideologica ma di una valutazione concreta: “quegli enti non rispondevano più alle esigenze del territorio”. Da allora, le competenze sono state trasferite prima alle UTI e successivamente agli EDR (Enti di Decentramento Regionale), strutture che secondo l’amministrazione hanno dimostrato efficienza e autonomia operativa.

Servizi già garantiti senza le Province

Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda l’inutilità pratica della reintroduzione delle Province. Secondo Venanzi, infatti, non è necessario un nuovo livello politico per gestire servizi fondamentali come edilizia scolastica e viabilità.

“È falso dire che servano presidente e giunta provinciale per riqualificare una scuola o sistemare una strada”, ha dichiarato, evidenziando come queste attività siano già svolte da strutture tecniche funzionanti. Inoltre, il sistema elettivo previsto, basato su liste bloccate e collegi ridotti, non garantirebbe una reale rappresentanza: “sarebbero ancora una volta i partiti a decidere tutto”.

Costi maggiori senza benefici concreti

Per il Comune di Udine, il nodo principale è legato alle competenze e all’utilità concreta del nuovo ente. Se le funzioni restassero le stesse oggi attribuite agli EDR, la riforma comporterebbe soltanto un aumento dei costi, senza apportare benefici tangibili ai cittadini.

Venanzi sottolinea che il vero problema non riguarda le Province, ma piuttosto i Comuni, spesso in difficoltà nel gestire le numerose responsabilità quotidiane. Dalla manutenzione ordinaria ai grandi progetti urbani, gli enti locali devono affrontare carenze organizzative e progettuali.

Le difficoltà dei Comuni e il caso Udine

Il tema delle risorse è cruciale. In tutta Italia, secondo Venanzi, miliardi di euro restano inutilizzati proprio per la mancanza di capacità progettuale degli enti locali. Anche Udine ha dovuto affrontare questa situazione, riuscendo a intercettare fondi ministeriali ed europei per interventi strategici.

Tra questi, vengono citati la riqualificazione dell’ex caserma Osoppo e diversi progetti legati al sociale e all’innovazione tecnologica. Un esempio concreto di come i Comuni siano chiamati a svolgere un ruolo sempre più complesso, senza però avere strumenti adeguati.

Critiche al ruolo della Regione

Venanzi ha inoltre criticato l’attuale rapporto tra Regione e autonomie locali. Secondo l’esponente udinese, la Regione si è trasformata in un “contributificio”, nonostante disponga di quasi 4.000 dipendenti e oltre un miliardo di bilancio.

In questo contesto, si chiede quale possa essere il contributo reale delle nuove Province: “come potrebbero aiutare un presidente e tre assessori provinciali?”. Una domanda che, secondo Venanzi, resta senza risposta, vista l’assenza di una visione chiara alla base della riforma.

Un no convinto alla riforma

Alla luce di queste considerazioni, il Comune di Udine ha espresso un voto contrario deciso durante la seduta del CAL. La reintroduzione delle Province viene vista come una scelta che rischia di gravare sulle finanze pubbliche senza migliorare i servizi.

“Abbiamo votato convintamente no”, conclude Venanzi, definendo la riforma “l’ennesimo spreco di denaro pubblico”, che potrebbe servire solo a creare nuove posizioni politiche invece di offrire risposte concrete ai territori.

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