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“24 Ore di dono”, la maratona Afds a Udine raccoglie 154 litri di plasma

A Udine la maratona Afds “24 Ore di dono” ha raccolto 154 litri di plasma in un giorno, rilanciando il valore della donazione anonima e gratuita e ricordando la solidarietà nata dopo il terremoto del 1976

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Donazione sangue
Donazione sangue (© Depositphotos)

Centocinquantaquattro litri di plasma raccolti in 24 ore. È il risultato concreto della maratona “24 Ore di dono”, promossa dall’Associazione friulana donatori sangue e ospitata al presidio ospedaliero Santa Maria della Misericordia di Udine. Un’iniziativa che, giunta alla quarta edizione, ha voluto riaffermare il valore della donazione anonima, gratuita e volontaria, pilastro del sistema sanitario e segno distintivo della solidarietà friulana.

All’appuntamento è intervenuto l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che ha sottolineato come il risultato raggiunto non rappresenti soltanto un dato sanitario, ma anche un forte messaggio civile. La raccolta di plasma, infatti, è fondamentale per garantire terapie salvavita, sostenere i pazienti più fragili e contribuire alla produzione di medicinali plasmaderivati.

Il valore del dono anonimo e gratuito

“La 24 Ore di dono conferma il valore della donazione anonima e gratuita, un patrimonio che il Friuli-Venezia Giulia custodisce e rinnova attraverso l’impegno dei volontari, dei giovani dell’Afds e del sistema sanitario”, ha dichiarato Riccardi.

L’assessore ha evidenziato che i 154 litri di plasma raccolti in una sola giornata rappresentano “un risultato importante”, capace di rendere merito a una tradizione radicata nel territorio. Una tradizione che non si limita a rispondere ai bisogni regionali, ma che permette al Friuli-Venezia Giulia di sostenere anche altre realtà italiane, contribuendo alla cura di persone che necessitano di sangue, plasma e terapie specifiche.

La donazione, in questo senso, diventa un gesto silenzioso ma decisivo: chi dona spesso non conoscerà mai il destinatario del proprio gesto, ma sa con certezza di aver contribuito a salvare o migliorare una vita.

L'illustrazione della maratona 24 Ore di dono promossa dall'Afds

L’illustrazione della maratona 24 Ore di dono promossa dall’Afds.

“Non sai per chi, ma lo sai per certo”

Particolarmente significativo lo slogan scelto per l’edizione di quest’anno: “Non sai per chi, ma lo sai per certo”. Una frase che racchiude il senso più profondo della donazione: un atto libero, anonimo, gratuito, che non cerca riconoscimenti ma produce effetti concreti.

Riccardi ha richiamato proprio questo messaggio nel suo intervento, ribadendo che il dono del sangue e del plasma rappresenta un principio da “tenere saldo”. In Friuli-Venezia Giulia, ha ricordato, la raccolta ha una storia importante e continua a generare benefici per il sistema sanitario e per le persone che hanno bisogno di cure.

La maratona Afds conferma così il ruolo centrale del volontariato sanitario, ma anche la capacità delle nuove generazioni di raccogliere e rilanciare una cultura della responsabilità collettiva. Il coinvolgimento dei giovani donatori e dei volontari dell’associazione mostra come il gesto del dono possa continuare a rinnovarsi, parlando anche a chi si avvicina per la prima volta alla donazione.

Una donazione dedicata alla memoria del terremoto del 1976

L’edizione di quest’anno della “24 Ore di dono” è stata dedicata alla memoria del terremoto del 1976, una delle pagine più dolorose e allo stesso tempo più identitarie della storia friulana. Il sisma mise duramente alla prova comunità, famiglie e territori, ma fece emergere anche una straordinaria capacità di reazione, solidarietà e ricostruzione.

Nel suo intervento, Riccardi ha rivolto un ringraziamento particolare ad Adelino Carlin e Cristian Todesco, donatori legati a quella stagione e presenti alla maratona. La loro testimonianza richiama l’impegno di tante persone che, nelle ore e nei giorni successivi al terremoto, si misero subito a disposizione per la raccolta del sangue e per aiutare le comunità colpite.

“La loro storia ricorda le tante persone che, in quelle ore e in quei giorni, si misero subito a disposizione per la raccolta del sangue e per aiutare le comunità colpite”, ha affermato l’assessore. “Sono testimoni di una lezione che appartiene alla storia del Friuli: presenza, generosità e capacità di agire nei momenti più difficili.

Una tradizione che sostiene il sistema sanitario

La donazione di sangue e plasma è una risorsa essenziale per il funzionamento della sanità. Il plasma, in particolare, è indispensabile per molte terapie e per la produzione di farmaci salvavita utilizzati nel trattamento di diverse patologie. Per questo iniziative come quella organizzata dall’Afds non hanno soltanto un valore simbolico, ma incidono direttamente sulla capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Il risultato della maratona udinese dimostra la forza di una rete costruita nel tempo: associazioni, volontari, personale sanitario e istituzioni lavorano insieme per mantenere alta l’attenzione su un gesto che può sembrare semplice, ma che richiede continuità, consapevolezza e senso di comunità.

Il Friuli-Venezia Giulia conferma così una vocazione storica alla solidarietà organizzata, capace di trasformarsi in aiuto concreto. La cultura del dono non appartiene solo al passato, ma continua a essere una risorsa attuale, soprattutto in un contesto sanitario che ha costantemente bisogno di donatori.

Riccardi: “Da quell’esperienza nasce la forza solidale della comunità”

Nel chiudere il proprio intervento, Riccardi ha collegato la memoria del 1976 alla capacità del Friuli di riconoscersi ancora oggi in una comunità solidale. “Quella è stata la loro storia ed è stata anche la nostra”, ha ricordato l’assessore. “Da quell’esperienza nasce una parte importante della forza solidale che ancora oggi riconosciamo nella nostra comunità”.

Il ringraziamento della Regione è stato rivolto a chi allora fece la propria parte e a chi continua a farla oggi, attraverso un gesto tanto discreto quanto fondamentale. La “24 Ore di dono” non è stata quindi soltanto una maratona sanitaria, ma un momento di memoria, partecipazione e responsabilità collettiva.

Il dato dei 154 litri di plasma raccolti resta il segno più evidente di una giornata riuscita. Ma dietro quel numero ci sono persone, storie, volontari, donatori e pazienti. C’è una comunità che continua a credere nel valore del dono e che, ancora una volta, dimostra come la solidarietà possa diventare cura.

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