Cronaca & Attualità
Trovano lavoro in FVG, ma non riescono ad affittare casa: l’allarme degli insegnanti
Affitti troppo cari in Friuli-Venezia Giulia per insegnanti e personale Ata: la Uil Scuola propone case e canoni calmierati
FRIULI-VENEZIA GIULIA – Un posto di lavoro nella scuola, uno stipendio garantito, ma trovare una casa in affitto diventa un’impresa. È la situazione che devono affrontare numerosi insegnanti e lavoratori del personale Ata trasferiti in Friuli-Venezia Giulia. Tra canoni elevati, difficoltà nel trovare proprietari disponibili a stipulare contratti per incarichi temporanei e alloggi lontani dalla sede di servizio, il problema abitativo rischia di trasformarsi in un ostacolo alla permanenza sul territorio. A lanciare l’allarme è la Uil Scuola Friuli-Venezia Giulia, che ha scritto alla Regione e ai Comuni chiedendo interventi concreti.
Stipendi da 1.300 a 1.480 euro e affitti difficili da sostenere
Secondo i dati riportati dal sindacato, un insegnante a inizio carriera guadagna circa 1.480 euro al mese, mentre lo stipendio medio del personale Ata si aggira intorno ai 1.300 euro. Retribuzioni dalle quali devono essere sottratte le spese per l’affitto, le utenze, i trasporti e le necessità quotidiane.
A complicare ulteriormente la situazione è la durata degli incarichi scolastici. Molti proprietari, infatti, non sono disponibili a concedere appartamenti per periodi limitati, rendendo difficile trovare una sistemazione adeguata. Alcuni docenti finiscono così per condividere stanze e appartamenti anche dopo anni di lavoro, mentre altri sono costretti ad abitare a diversi chilometri dalla scuola, sostenendo ulteriori costi per gli spostamenti.
Il rischio di perdere insegnanti e continuità didattica
Le difficoltà abitative, secondo la Uil Scuola, non rappresentano soltanto un problema economico individuale. Il rischio è che alcune sedi scolastiche diventino meno attrattive per insegnanti e personale Ata, soprattutto quando accettare un incarico comporta spese elevate o lunghi tragitti quotidiani.
Una situazione che potrebbe scoraggiare l’accettazione dei posti disponibili e aumentare il turnover del personale, con possibili conseguenze sulla continuità didattica e sull’organizzazione degli istituti.
Case pubbliche e affitti calmierati: le soluzioni proposte
Per affrontare il problema, il sindacato propone di verificare la disponibilità di immobili pubblici inutilizzati da destinare temporaneamente ai lavoratori della scuola.
Tra le altre ipotesi figurano accordi con proprietari e associazioni di categoria per favorire contratti di affitto a canoni sostenibili, strumenti per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di alloggi e contributi economici per chi deve trasferirsi o affrontare spese di trasporto particolarmente elevate.
La Uil richiama inoltre la necessità di intervenire a livello nazionale sulle retribuzioni e di rafforzare il welfare contrattuale, includendo casa, mobilità, genitorialità e formazione.
La lettera alla Regione e ai sindaci del Friuli-Venezia Giulia
A firmare la lettera indirizzata al presidente della Regione, ai sindaci e agli assessori competenti è Ugo Previti, che chiede l’apertura di un tavolo di confronto per individuare soluzioni condivise.
«Non si tratta di chiedere misure assistenziali, ma di affrontare un problema che riguarda sempre più direttamente la capacità del territorio di accogliere lavoratrici e lavoratori indispensabili per garantire un servizio pubblico essenziale», sottolinea il sindacato.
L’obiettivo è evitare che la mancanza di alloggi accessibili comprometta la possibilità di lavorare stabilmente nelle scuole della regione. Perché, come ricorda la Uil, «la scuola è parte integrante delle comunità e chi ci lavora deve poter vivere dignitosamente nei luoghi in cui presta servizio».
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