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Sanità FVG, cresce il ricorso ai gettonisti: nel 2025 contratti per 25,6 milioni

Nel 2025 in Friuli-Venezia Giulia i contratti per la fornitura di personale sanitario esterno hanno raggiunto 25,6 milioni. Il ricorso ai gettonisti cresce mentre resta aperto il nodo degli organici

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Interno di un ospedale
Interno di un ospedale (© Redazione / AI)

Il ricorso al personale sanitario esterno continua a pesare sui conti della sanità del Friuli-Venezia Giulia. Nel 2025 il valore economico dei contratti per i servizi di fornitura di personale sanitario, i cosiddetti “gettonisti”, ha raggiunto 25,6 milioni di euro, secondo i dati del 9° Rapporto della Fondazione GIMBE. Il dato regionale è stato riportato anche dalla TGR FVG e dalle elaborazioni territoriali del rapporto.

Rispetto all’anno precedente, le fonti regionali indicano una crescita di quasi 8 milioni di euro, pari a circa il 44,5%. Un incremento che riporta al centro un problema ormai nazionale: come garantire turni e servizi essenziali quando il personale strutturato non è sufficiente, senza trasformare l’esternalizzazione da soluzione d’emergenza a elemento ordinario del sistema.

Gettonisti, un fenomeno che cresce in tutta Italia

Il Friuli-Venezia Giulia si inserisce in un quadro nazionale complesso. Secondo GIMBE, nel biennio 2024-2025 il valore dei contratti per servizi di fornitura di personale ha raggiunto 1,06 miliardi di euro. Nel solo 2025 la spesa è aumentata del 15%, mentre il valore dei contratti specificamente riferiti al personale medico è cresciuto addirittura del 62% rispetto al 2024.

Il dato dei 25,6 milioni va però interpretato correttamente: non rappresenta quanto viene pagato direttamente ai singoli medici, ma il valore dei contratti stipulati per acquistare dall’esterno servizi di fornitura di personale sanitario.

Con il termine “gettonisti” vengono generalmente indicati medici e altri professionisti che prestano servizio nelle strutture pubbliche attraverso società, cooperative o altre forme di lavoro esternalizzato, spesso per coprire turni rimasti scoperti.

Nei Pronto soccorso ASUFC vengono utilizzati per i codici meno gravi

Uno degli ambiti nei quali il fenomeno emerge anche in Friuli-Venezia Giulia è quello dell’emergenza-urgenza.

Il direttore generale di ASUFC Denis Caporale ha spiegato alla TGR che nei Pronto soccorso dell’Azienda i codici minori sono in parte affidati all’esterno, con l’obiettivo di ridurre i tempi di attesa e permettere al personale di concentrarsi maggiormente sui casi più gravi.

Il ricorso ai professionisti esterni diventa quindi, almeno in alcune situazioni, uno strumento utilizzato per mantenere operativo il servizio quando l’organico disponibile non consente di coprire adeguatamente tutti i turni.

La legge li considera una soluzione di emergenza

La normativa nazionale ha progressivamente ristretto la possibilità di ricorrere a questo modello.

L’Autorità nazionale anticorruzione ricorda che l’affidamento a terzi di servizi medici e infermieristici può essere utilizzato dalle aziende del Servizio sanitario nazionale solo in condizioni di necessità e urgenza, dopo aver verificato l’impossibilità di utilizzare personale dipendente o convenzionato già disponibile.

Il decreto del Ministero della Salute del 17 giugno 2024 ha inoltre introdotto specifiche tecniche, prezzi di riferimento e standard qualitativi per questi servizi. Le linee guida mirano proprio a contenere costi ed esternalizzazioni eccessive in un settore nel quale, durante e dopo la pandemia, si erano registrate situazioni molto diverse tra aziende e territori.

ANAC aveva già rilevato come, nonostante la fine dell’emergenza Covid, il fenomeno avesse continuato a crescere, evidenziando i rischi collegati a un ricorso strutturale all’esternalizzazione del personale sanitario.

Il problema a monte resta la difficoltà di trovare e trattenere i professionisti

La questione dei gettonisti è strettamente collegata alla crisi del personale del Servizio sanitario nazionale.

GIMBE rileva che nel 2025 la spesa per personale sanitario dipendente e convenzionato è stata pari a 52,2 miliardi di euro, ma il suo peso sulla spesa sanitaria pubblica è sceso dal 39,7% del 2012 al 36,9%. Secondo la Fondazione, inoltre, oltre un medico su quattro censito dall’OCSE non lavora nel SSN né frequenta un percorso formativo post-laurea.

È proprio questo il punto sottolineato dalla Fondazione: limitare per legge i gettonisti non è sufficiente se parallelamente non aumenta la capacità del servizio pubblico di reclutare e trattenere medici e infermieri, soprattutto nei settori più esposti a turni pesanti, lavoro notturno e carichi assistenziali elevati.

La Regione punta sulla valorizzazione del personale

In Friuli-Venezia Giulia la Regione ha avviato nel 2026 diverse misure destinate ad aumentare l’attrattività del sistema sanitario pubblico.

Ad aprile è stato presentato un pacchetto da 75 milioni di euro per la valorizzazione del personale sanitario, mentre sono state previste specifiche premialità e indennità per chi lavora nelle aree considerate maggiormente critiche, tra cui l’emergenza-urgenza.

Lo stesso assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, intervenendo l’8 ottobre all’inaugurazione del nuovo Pronto soccorso di San Daniele, ha indicato tra gli obiettivi della riorganizzazione sanitaria il superamento della dipendenza dai medici gettonisti, insieme al rafforzamento dell’assistenza territoriale.

La sfida sarà capire se gli investimenti sul personale stabile riusciranno progressivamente a ridurre la necessità di acquistare professionalità dall’esterno. Perché i 25,6 milioni di contratti registrati nel 2025 mostrano che, almeno per ora, il ricorso ai gettonisti resta una componente significativa del sistema sanitario regionale.

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