Seguici su

Cronaca & AttualitàRegione FVG

Emergenze e crisi complesse, in Friuli-Venezia Giulia formati i primi 32 “Resilience officer”

Avatar

Pubblicato

il

L'assessore Riccardi consegna gli attestati ai nuovi 32 resilience officer
L'assessore Riccardi consegna gli attestati ai nuovi 32 resilience officer

GEMONA DEL FRIULI – Sono stati consegnati ieri 2 luglio a Palazzo Fantoni, gli attestati ai primi 32 Resilience officer, nuove figure specialistiche formate per affrontare emergenze ambientali, territoriali e socio-economiche sempre più complesse. Il percorso è stato promosso dalla Regione Friuli-Venezia Giulia insieme all’Università di Udine, attraverso la Scuola laboratoriale di alta formazione in resilienza per lo sviluppo sostenibile, Uniud ResilHub.

Alla cerimonia ha partecipato l’assessore regionale alla Salute con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, che ha sottolineato il valore strategico della formazione in un ambito nel quale la preparazione tecnica deve andare di pari passo con la capacità di prendere decisioni rapide, coordinate e responsabili.

Una nuova figura per governare l’imprevedibile

Il Resilience officer è uno specialista chiamato a operare nei contesti di crisi, con competenze che uniscono analisi dei rischi, capacità organizzativa, visione strategica e attitudine al coordinamento tra enti diversi. Una figura che nasce dalla necessità di rafforzare la risposta del sistema pubblico e dei gestori di servizi essenziali di fronte a eventi estremi, emergenze ambientali, criticità infrastrutturali e situazioni socio-economiche complesse.

Secondo Riccardi, governare l’imprevedibile significa assumere decisioni che possono incidere direttamente sulla vita delle persone. Per questo, ha evidenziato l’assessore, servono competenze sempre più solide, ma anche relazioni di fiducia tra i soggetti coinvolti nella gestione delle emergenze.

Il legame con il cinquantesimo anniversario del terremoto

Il corso si inserisce anche nel quadro delle iniziative legate al cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli del 1976, una ricorrenza che rappresenta non solo un momento di memoria, ma anche un’occasione per ripensare criticamente il modo in cui il territorio affronta il rischio.

Riccardi ha definito il percorso una delle esperienze significative nate in questo contesto, perché consente di valorizzare ciò che è stato costruito negli ultimi decenni e, allo stesso tempo, di individuare gli aspetti ancora da migliorare. La consegna dei primi 32 attestati, ha precisato, non deve essere considerata un punto di arrivo, ma l’inizio di un modello da ampliare e consolidare.

L'intervento dell'assessore Riccardi a palazzo Fantoni

L’intervento dell’assessore Riccardi a palazzo Fantoni

Formazione continua e lavoro multidisciplinare

Uno dei punti centrali evidenziati dall’assessore riguarda la necessità di investire nella formazione continua e nella collaborazione tra professionalità diverse. Le emergenze moderne, infatti, non possono essere gestite da un solo settore o da una sola catena decisionale: richiedono il contributo coordinato di competenze tecniche, amministrative, operative e relazionali.

Riccardi ha insistito sul superamento di modelli troppo verticali, ancora presenti in parte nella pubblica amministrazione, a favore di forme di collaborazione più orizzontali. I nuovi Resilience officer, ha spiegato, dovranno diventare testimoni di una nuova cultura organizzativa all’interno degli enti e delle strutture in cui operano ogni giorno.

L’attestato ricevuto, dunque, non è soltanto un riconoscimento formale, ma il segnale di un cambio di prospettiva: rafforzare il sistema prima che l’emergenza si manifesti, costruendo reti, linguaggi comuni e capacità di intervento integrate.

La richiesta di titoli ufficiali per chi gestisce le emergenze

Nel suo intervento, Riccardi ha posto anche un tema più ampio: la mancanza, nel sistema italiano, di titoli ufficiali e percorsi codificati per chi è chiamato a gestire emergenze complesse. Secondo l’assessore, ruoli delicati come quello di commissario straordinario dovrebbero essere affidati a figure con competenze certificate e riconosciute.

Il confronto è stato tracciato con professioni oggi centrali, come il responsabile unico del procedimento o il responsabile della sicurezza, che in passato erano inesistenti o considerate marginali. Allo stesso modo, ha osservato Riccardi, anche la gestione della resilienza e delle crisi dovrebbe trovare una propria formalizzazione nel sistema istituzionale e universitario.

Cinque giornate residenziali tra laboratori e confronto

Il corso per Resilience officer si è svolto in forma residenziale ed è stato articolato in cinque giornate di attività laboratoriali e momenti di confronto. L’obiettivo è stato sviluppare competenze trasversali utili a favorire il coordinamento sistemico tra i diversi enti coinvolti nelle emergenze.

Il percorso ha lavorato su aspetti fondamentali come la lettura dinamica dei rischi, l’attivazione delle risorse territoriali, la pianificazione di strategie di adattamento e la costruzione di soluzioni calibrate sulle specificità locali. Al centro, la capacità di leggere le vulnerabilità di un territorio non come elementi isolati, ma come parti di un sistema interdipendente.

Dalle infrastrutture alla Protezione civile, competenze al servizio del territorio

La nuova figura specialistica può svolgere funzioni importanti nell’analisi delle vulnerabilità, nello studio delle interdipendenze tra reti infrastrutturali, nel supporto alle decisioni attraverso sistemi informativi evoluti, nella pianificazione degli interventi e nel coordinamento tra gestori di servizi e Protezione civile.

Proprio la provenienza dei primi 32 partecipanti conferma la natura trasversale del progetto. Tra i nuovi Resilience officer ci sono professionisti della Protezione civile regionale, dell’Amministrazione regionale, dei Vigili del fuoco, delle Prefetture, delle Capitanerie di porto, di società autostradali, aziende pubbliche di trasporto, ferrovie locali, gestori della rete ferroviaria e società di distribuzione dell’energia elettrica.

Uniud ResilHub, Gemona come laboratorio della resilienza

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il rettore dell’Università di Udine Angelo Montanari, il delegato dell’ateneo per il polo di Gemona Andrea Cafarelli, il direttore della Scuola Stefano Grimaz, il sindaco di Gemona Roberto Revelant e il direttore della Protezione civile regionale Amedeo Aristei.

La scelta di Gemona assume un significato particolare. Una città simbolo della ricostruzione friulana diventa oggi anche un luogo di formazione avanzata sulla resilienza, mettendo in relazione memoria storica, innovazione istituzionale e preparazione alle sfide future. In un territorio segnato dalla cultura della prevenzione e della risposta alle emergenze, il progetto punta a costruire competenze capaci di rafforzare l’intero sistema regionale.

L’obiettivo, ora, è allargare il percorso a un numero crescente di professionisti, creando una rete sempre più preparata ad affrontare scenari complessi. Perché la resilienza, prima ancora che una risposta all’emergenza, è una competenza da costruire nel tempo.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Continua a leggere le notizie di Diario FVG e segui la nostra pagina Facebook

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Tu cosa ne pensi?