Economia & LavoroRegione FVG
Electrolux, svolta sulla vertenza: niente licenziamenti e 90 milioni di investimenti
Electrolux ritira l’ipotesi dei licenziamenti e propone fino a 1.250 uscite volontarie in tre anni e 90 milioni di investimenti. Ora si attendono dettagli sulle ricadute per Porcia e Pordenone
Un cambio di rotta significativo nella vertenza Electrolux, ma la partita resta ancora aperta, soprattutto per capire quali saranno le conseguenze sui siti del Friuli-Venezia Giulia. Dal tavolo convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy arriva una nuova proposta della multinazionale che supera l’ipotesi dei licenziamenti unilaterali e punta invece su uscite volontarie e incentivate nell’arco di tre anni.
Il piano prevede inoltre 90 milioni di euro di investimenti negli stabilimenti italiani, l’introduzione di nuovi prodotti e il ricorso agli ammortizzatori sociali. Il prossimo confronto in seduta plenaria è già fissato per il 29 ottobre.
Electrolux ritira i licenziamenti: fino a 1.250 uscite volontarie
La novità principale riguarda la gestione degli esuberi. Electrolux ha proposto il ritiro dei licenziamenti unilaterali, sostituendoli con un percorso di incentivazione alle uscite volontarie che potrebbe coinvolgere, complessivamente nei siti italiani, fino a 1.250 lavoratori: 600 impiegati e 650 operai.
Il piano dovrebbe svilupparsi nell’arco di tre anni attraverso il ricorso alla cassa integrazione straordinaria e agli altri strumenti disponibili, con l’obiettivo di gestire la riduzione degli organici evitando uscite forzate.
Un’impostazione accolta positivamente dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, presente al tavolo ministeriale con gli assessori alle Attività produttive Sergio Emidio Bini e al Lavoro Alessia Rosolen.
Per i due esponenti della Giunta regionale, il fatto che non si parli più di licenziamenti rappresenta un elemento importante e crea le condizioni per avviare un confronto maggiormente condiviso tra azienda, istituzioni e parti sociali.
Novanta milioni di investimenti e nuovi prodotti
La proposta illustrata dall’azienda non riguarda soltanto il personale. Electrolux ha previsto anche una revisione del piano industriale, con l’arrivo di nuovi prodotti e 90 milioni di euro di investimenti destinati ai siti italiani.
Sul tavolo c’è inoltre un impegno per sostenere la competitività delle produzioni nazionali, attraverso interventi di efficientamento organizzativo e iniziative che puntino a portare con maggiore forza il tema dell’industria dell’elettrodomestico anche nell’Agenda europea.
Il settore sta infatti attraversando una fase particolarmente complessa e, secondo Bini e Rosolen, i tre anni previsti per accompagnare le eventuali uscite volontarie potrebbero offrire il tempo necessario anche per costruire nuovi strumenti di sostegno a livello europeo.

L’assessore regionale alle Attività produttive Sergio Emidio Bini al tavolo ministeriale
Porcia e Pordenone, ora servono numeri e dettagli
Per il Friuli-Venezia Giulia resta però un passaggio fondamentale: capire quale sarà l’impatto concreto del nuovo piano sui siti di Porcia e Pordenone.
È questo uno degli aspetti sui quali la Regione intende ottenere chiarimenti nelle prossime settimane. La proposta presentata a livello nazionale dovrà infatti essere tradotta in numeri e prospettive precise per ciascuno stabilimento.
«Siamo particolarmente interessati a conoscere gli effetti del piano sui siti di Porcia e Pordenone», hanno sottolineato Bini e Rosolen, evidenziando come questo passaggio sia indispensabile per poter valutare le ricadute occupazionali e industriali sul territorio e le eventuali misure da mettere in campo.
Per il territorio pordenonese, dove Electrolux rappresenta da decenni una delle realtà industriali più importanti, la questione non riguarda soltanto i dipendenti diretti. Al futuro degli stabilimenti è infatti legata anche una parte rilevante della filiera dell’elettrodomestico e dell’indotto locale.
La Regione: “Cambio di passo, ma non è un punto di arrivo”
La posizione della Regione resta quindi prudente. Il cambio di impostazione dell’azienda viene considerato positivo, ma non sufficiente per dichiarare chiusa la vertenza.
L’obiettivo indicato da Bini e Rosolen è arrivare a un piano industriale sostenibile nel lungo periodo, in grado di garantire non soltanto la gestione degli esuberi, ma soprattutto la continuità della produzione e dell’occupazione.
La vera verifica riguarderà quindi gli investimenti, i nuovi prodotti destinati agli stabilimenti italiani e la capacità del gruppo di assegnare ai diversi siti una prospettiva produttiva stabile.
Nuovo tavolo il 29 ottobre
Le prossime settimane saranno decisive per approfondire la proposta e verificare nel dettaglio la sua sostenibilità. Il 29 ottobre è previsto un nuovo incontro del tavolo in seduta plenaria al quale parteciperanno istituzioni, azienda e parti sociali.
Da qui ad allora il confronto dovrà chiarire soprattutto la distribuzione delle 1.250 potenziali uscite volontarie, la destinazione degli investimenti e il futuro produttivo dei singoli stabilimenti.
Per Porcia e Pordenone sarà questo il passaggio determinante: capire quanto del nuovo piano industriale interesserà concretamente il Friuli-Venezia Giulia e quali garanzie potranno essere costruite per salvaguardare, nel tempo, occupazione, produzione e filiera dell’elettrodomestico.
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